Crocifisso dei Miracoli
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#Sullastessabarca

Una nuova iniziativa lanciata da SpazioaiGiovani, in collaborazione con il Movimento Giovanile Salesiano e la Pastorale Universitaria Diocesana, offre da quest’anno ai giovani un momento per fermarsi e formarsi sul modo di vivere, o non vivere, la propria affettività e sessualità.

 

“I sentieri dell’amore”. Il titolo che fa da cappello agli incontri formativi dice già quanto inoltrarsi nella propria affettività e sessualità sia un cammino. A volte dantesco, a volte più rilassante. Il nostro Virgilio è Saverio Sgroi, un educatore, che prova, passo dopo passo, a fornirci gli strumenti per esplorare la nostra interiorità. A conclusione della seconda “tappa”, ho sentito il desiderio di fare una sintesi.

Oggi più che mai, abbiamo bisogno di fare chiarezza sul magmatico oceano dell’affettività perché il rischio è quello di naufragare, non sempre “dolcemente”, importunando Leopardi, “in questo mare”.

L’intimità.

Spesso confusa con la sfera della sessualità, con la quale è certamente in relazione, non ne è semplice sinonimo. Dall’etimologia del termine, si è compreso come l’intimità sia “l’essenziale invisibile agli occhi”, cioè quello che rende ciascuno di noi un IO, individualità, ed è ciò che nell’amore vogliamo diventi Dono per l’altro.

Al cuor non si comanda?

Vi sono delle differenze, per niente scontate, su termini che a volte usiamo come intercambiabili: emozioni, sentimenti, passioni.

In che modo la famosa dicotomia ragione e sentimento, se ben bilanciata, può fungere da bussola? In un mondo che “ha fretta”, dove tutto è divenuto “una grossa economia di tempo” tanto da spegnere la “sete” nella ricerca alla domanda, la misteriosa simbiosi di amore e sofferenza sembra chiederci: “Le spine a cosa servono?”.

Parlare d’amore, argomento sviscerato da secoli, vivisezionato da ogni angolatura, come tutti i grandi temi inerenti all’uomo, non vuole proporre risposte, ma spingere a porsi grandi interrogativi. “Chi sono? Per chi sono?”.

Cosa c’è di più universale dell’amore? Niente, si potrebbe rispondere, eppure il parlarne continuamente comunica che, in questa universalità, il risvolto della medaglia sta nell’individualità e nell’infinità di modi in cui questo misterioso personaggio, Amore, si imprime nella tabula rasa della nostra esistenza.

Riflettere sull’amore è come entrare in un labirinto: superata l’ansia di intraprendere il cammino, il problema diventa trovarne l’uscita.

Il nostro filo di Arianna sarà “Il Piccolo Principe”. Ma stavolta, non saremo da soli. Tutti sulla stessa barca.

Eva Di Rosa

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