Crocifisso dei Miracoli
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“Ciao ragazzi, io mi ritiro, torno a casa”.

Nelle antiche corti aristocratiche erano soliti “ritirarsi nelle proprie stanze”; in molti si sono “ritirati a vita privata”, dopo anni passati in pubblico: attori, registi, cantanti, politici. Nondimeno gli sportivi, che si ritirano in luoghi scelti ad hoc per i periodi di allenamento intenso, prima di una competizione importante.

Da tutte queste variazioni sul tema, pare che in diverse occasioni, il ritiro, l’atto di allontanarsi dalla frenesia del quotidiano, sia una necessità o lo diventi. Io credo che lo sia, per chiunque.

Credo che sia una delle esperienze più belle per conoscere davvero i propri pensieri, le proprie emozioni, se stessi. Ritirarsi in un luogo confortevole, magari silenzioso e isolato dalla città, con qualche amico, qualche libro, la giusta musica. E ritrovarsi, perdendosi dentro un abbraccio con la natura e perché no, anche, o soprattutto, con chi l’ha creata.

L’esperienza del ritiro spirituale, da sempre praticato dalle spiritualità occidentali e orientali, è stata una di quelle che mi hanno formato e forgiato maggiormente. Non è semplice abituarsi al silenzio fuori, e alla propria voce dentro. La voce dei pensieri, delle emozioni a cui non diamo forse abbastanza ascolto e tempo tra il lavoro, lo studio, la palestra, l’estetista, l’upgrade di Instagram.

Questa realtà che viviamo, densa, satura di elettricità e interconnessioni, possiamo dirlo francamente, ci ha allontanato dall’essenzialità di noi stessi. Ed è proprio per tornare a questo punto di partenza che io, l’esperienza del ritiro, sento di consigliarla a tutti. Dedicarsi un giorno, due giorni. Un weekend in una spa dell’anima. E fare il punto della situazione. Darsi il tempo, che il resto tenta di rubarci. Dove sono? Dove sto andando? Dov’è il mio cuore? Con chi abito nel mio cuore? È davvero importante quello che sto facendo?

Poche domande essenziali che possono darci, con le loro risposte, la conferma di non aver mai perso la bussola, o farci sentire il bisogno di ritrovarla. Non è facile, sono domande scomode, e a volte è meglio fare finta di niente.

La cosa bella e spesso consolatoria, però, è che in questa quiete prima o dopo la tempesta, nei ritiri a cui ho partecipato, non sono mai stata realmente sola. Non ho sentito solo la mia voce, ma anche quella dei miei compagni con i quali mi sono ritrovata a condividere le risposte che abbiamo sentito durante la meditazione di un testo biblico o evangelico. Compagni che diventano amici. Preziosi come un tesoro. Come quel tesoro che in Mt 6, 21 ritrovo così: “Dov’è il tuo tesoro, lì sarà pure il tuo cuore”, e con i quali condividendo un pranzo, mi posso sentire a casa.

Certo, in un ritiro spirituale il testo biblico è “Il” riferimento, anche se non è solo la Bibbia, quella su cui si medita. E’ la Sua voce, la Sua Parola. Un’altra voce e altre parole che nascono dal desiderio profondo di dialogo con Lui, altrimenti chiamato “preghiera”.

Lui che ti ascolta se ne hai bisogno, o che ti parla se vuoi sentirti dire non qualcosa, ma La cosa, quella che ti serve. E ti parla nella lingua più semplice, la lingua dei bambini, la lingua della meraviglia, quella del cuore, la Sua.

Si conclude così, un ritiro. Con poca voglia di ritirarsi a casa. Piuttosto, di stare ancora tra le piante di un giardino, tra i fornelli di una cucina comunitaria, seduta dentro una piccola cappella a ringraziare Colui che mi ha donato tutto quello che ho vissuto ovvero la pace di poche ore in Sua compagnia. Il ritiro può aver a che fare anche con il ritiro-merci, che equivale alla consegna-merci.

Ed è così che si ritorna da un ritiro: consegnati alla realtà con una “merce” in più. Quella che nessun corriere Amazon può portarci, ma che possiamo trovare solo quando ci ben disponiamo verso noi stessi e verso Colui che se ci ama, o non ci conosce, o è davvero Dio.

Grazia Taccetta

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