Crocifisso dei Miracoli
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Riconciliazione, Comunione e Cresima

Il Battesimo ci ha generati di nuovo per la salvezza. Questa generazione nuova è destinata a donarci una speranza viva. La verifica se siamo uomini nuovi è la speranza. Che cosa speriamo? Una eredità, anzi la partecipazione all’eredità del figlio di Dio che è Dio stesso. Non quindi speranza di premi ma di Dio stesso.

Nel cammino cha ha intrapreso fin dal giorno del Battesimo, il cristiano, così come è accaduto per i primi cristiani, riceve, per il consolidamento della sua relazione con Dio, il dono della pienezza dello Spirito Santo nel sacramento della Cresima. La tradizione teologica ci assicura che esso include un corredo di sette doni speciali che sono: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà e Timor di Dio.

Con essi il giovane battezzato, crescendo nella statura di figlio di Dio, si dispone ad una consapevole e generosa collaborazione con lo Spirito per l’opera della santificazione del mondo.

Nel prepararsi ad essi il battezzato, avviato a diventare adulto nella fede, è invitato ad operare un’ulteriore interiorizzazione del suo rapporto con la Trinità. Nel suo cuore, lì dove abita Dio, dovrà aprirsi lo spazio adeguato per una relazione mistica di amore. Se è vero e possibile che la fase battesimale – soprattutto per chi ha ricevuto il primo sacramento cristiano da bambino –  può basarsi su una fede ricevuta per testimonianza di altri (i genitori, i catechisti), adesso, con la Cresima, occorre passare ad una conoscenza e ad una intimità tutta personale della condizione di figlio di Dio. Ecco il compito e l’importanza della Cresima.

Il cammino però deve proseguire con la vita ed ha bisogno, come ogni realtà vitale, di sviluppo e nutrimento.

Gesù ha provveduto a questo, offrendo il suo corpo ed il suo sangue in forma sacramentale, con l’Eucaristia. Fin dalla prima celebrazione che Gesù ha compiuto nel Cenacolo il Giovedì Santo, il cristiano attinge la forza e la gioia, da infondere nei grandi compiti che lo aspettano a tutti i livelli della vita.

La celebrazione dell’Eucaristia domenicale costituisce il punto di forza della sua vita.

Quando il giornalista francese, André Frossard, scrive la storia della sua improvvisa conversione al cristianesimo e parla dell’istruzione che ricevette prima del Battesimo, così racconta dell’impressione che gli fece la scoperta dell’Eucaristia:

“Una cosa mi sorprese: l’eucaristia; non che mi sembrasse incredibile: ma mi stupiva che la carità divina avesse trovato questo modo inaudito per comunicarsi, e soprattutto che avesse scelto per farlo, il pane, che è l’alimento del povero e il cibo preferito dei ragazzi. Di tutti i doni profusi davanti a me dal cristianesimo, era certamente il più bello”.

Ma l’uomo resta fragile, ed anche il cristiano subisce questa condizione e se ne affligge. La colpa, il venir meno all’amore in tutte le sue declinazioni, affatica e deturpa il vivere personale e sociale. L’uomo ed il cristiano sente il bisogno di riscatto. Chi gli darà la consolazione del perdono?

Nei Vangeli l’episodio di Pietro, apostolo privilegiato, che rinnega tre volte Gesù e che dopo aver incontrato il suo sguardo “pianse amaramente”, ci dice una cosa straordinaria: Gesù ha istituito anche uno strumento, un sacramento del perdono e della consolazione spirituale, il sacramento della confessione o Riconciliazione.

Come fare la Confessione? Il Cardinale Martini propone una modalità colloquiale in tre momenti.

  1. Confessio Laudis. In un primo momento il penitente è invitato a riconoscere tutti i benefici ricevuti da Dio nella sua vita. Può essere come uno sfondo di luce di fronte al quale si può avere più chiarezza delle ombre della propria vita.
  2. Confessio vitae. Un secondo momento, in cui il penitente apre con chiarezza il suo cuore, ferito dal peccato, al ministro di Dio: un momento umiliante certo, ma liberatorio.
  3. Confessio fidei. Un terzo momento, in cui il penitente esprime la sua fiducia nel perdono di Dio e si inchina quindi a ricevere il perdono dalla parola e dal gesto benedicente del confessore. Esulta così il cuore e dice: “Canterò in eterno l’amore del Signore” (Sal 88, 2).

p. Antonio Damiani SJ

Sacramenti

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